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Impresa Circolare

Definizione
 

L’Impresa Circolare è il progetto imprenditoriale che parte dall’idea di produzione (intesa sia per manufatturiera che per erogazione di servizi) al fine del conseguimento di uno scopo, riconducibile alla soddisfazione di un bisogno di cui una moltitudine di persone necessita; esse in massa (crowd) partecipano in modo attivo e diretto tramite, e non solo, una piattaforma web adeguatamente implementata per: finanziare l’impresa totalmente e in modo egualitario, indirizzare la gestione e la produzione aziendale della IC e controllarne le attività; le persone che sono allo stesso tempo finanziatori e clienti dell’Impresa Circolare sono chiamati Prosumer (termine derivante dalla contrazione delle parole Producer e Consumer) i quali determinano favorevolmente e in modo direttamente proporzionale al livello di partecipazione: il successo aziendale, maggiore competitività, riduzione del rischio d’impresa e d’investimento, maggiore reddività del risparmio e determinazione dei processi produttivi di quei beni e servizi nei confronti dei quali hanno un interesse diretto, nel principio innovativo atto ad instaurare un regime di autoproduzione su larga scala.

 

La società commerciale detta “Circolare” che determina l’istituzione giuridica della IC, può essere definitiva giuridicamente come: un’organizzazione costituita al fine di promuovere un’Impresa Circolare (IC) che si fonda sul principio secondo cui i proprietari/soci della società coincidono con i primi clienti certi della stessa, definiti Prosumer.

 

Il diagramma sovrastante illustra le possibili interconnessioni tra gli attori che partecipano ad un progetto di Impresa Circolare e la relativa realtà lavorativa. È bene ricordare come nella Crowd Economy siano fondamentali 5 elementi interagenti: persone, scopo, participazione, piattaforma web e produttività. Essi sono tutti presenti nei diversi processi partecipativi, in cui le persone sono collocate al centro delle attività della IC quale risorsa cardine. Il processo di costituzione di un’Impresa Circolare segue un percorso ben delineato, il quale vede come punto di partenza una proposta di idea imprenditoriale che sia in grado di coinvolgere ed inspirare una considerevole partecipazione intorno al progetto. Ciò avviene tramite appositi portali web preposti alla raccolta fondi collettiva online chiamata Equity Crowdfunding, il metodo di finanziamento per la IC. Questa pratica, già regolamentata in diversi paesi tra cui anche l’Italia, è un’evoluzione della semplice Crowdfunding nella quale si fa sostanzialmente una donazione per una causa in cui si crede; mentre nella EC si effettua un vero e proprio investimento, anche di piccole entità, al fine di contribuire al progetto proposto e di riceverne un ritorno economico. L’Equity Crowdfunding prevista per l’Impresa Circolare e delineata dai vincoli costitutivi, differisce dall’attuale utilizzo della EC in quanto, come già descritto nella parte introduttiva della IC, gli investitori (nella fattispecie Prosumers) devono poter controllare e indirizzare le attività aziendali in modo tale che la moltitudine dei Prosumers abbia il vero peso decisionale nella IC rispetto alla somma di capitale investito. A prima vista la struttura della IC potrebbe rievocare quella delle imprese ad azionariato diffuso per via della raccolta fondi collettiva e della frammentazione del capitale societario. Le differenze in realtà sono diverse e notevoli, innanzitutto il principio fondante della IC nella definizione di Prosumer tale per cui i proprietari sono anche i clienti, la partecipazione ed aggregazione intorno ad un bisogno, l’autoproduzione che produce risparmio, finalità di impresa ed investimenti non protesa al semplice raggiungimento di profitto ma con valori eticamente più comunitari e tanto altro che non emerge invece nelle società ad azionariato diffuso. Rimandando all’apposita sezione per un approfondimento dei vincoli costitutivi dell’Impresa Circolare, possiamo qui riassumerli come:

  1. il capitale totale della IC è costituito interamente dalle quote dei Prosumers;

  2. i Prosumers possono acquisire le quote societarie entro delle soglie minime e massime di investimento;

  3. i proponenti del progetto di IC definiscono preliminariamente obiettivi, finalità di mercato, costi produttivi in modo trasparente per una adeguata valutazione da parte dei Prosumers;

  4. i proponenti provvedono a calcolare il numero minimo e ottimale di Prosumers raggiunto il quale il rischio d’impresa sia prossimo allo zero e in base ai quali si ottengano i risultati migliori per la produzione in scala;

  5. si realizzi la piattaforma web che consenta, tra le altre attività, l’interazione attiva e diretta dei Prosumers principalmente per indirizzare e controllare le attività aziendali.

 
Vantaggi

La principale peculiarità ed innovazione dell’Impresa Circolare è la figura del Prosumer, il cui miglior pregio è innanzitutto essere in grado di far congiungere e soddisfare mutuamente le esigenze di imprese e risparmiatori in maniera considerevole. Vediamo come.

Solidità del capitale societario grazie agli investimenti dei Prosumers.

Le imprese hanno, in primo luogo, tra le proprie priorità l’esigenza di trovare fondi in grado di far partire e sostenere la propria attività imprenditoriale; chi ha un proprio capitale a disposizione naturalmente non si pone questo quesito o quanto meno solo in parte, perchè il rischio di impresa impone e consiglia in ogni caso di diversificare le disponibilità finanziarie di un’azienda. Che si sia in cerca di investitori o meno, l’imprenditore si ritrova in ogni modo alla ricerca di fondi da poter investire nelle attività aziendali; tale ricerca può avvenire in vario modo e attraverso vari canali; tra quelli tradizionali possiamo avere: credito bancario, mutuo, ipoteca, fido bancario, vendita di pacchetti azionari, ecc. Trovare delle alternative alla raccolta fondi oggi è possibile tramite nuovi canali messi a disposizione appunto dalla Crowd Economy. Il Peer-to-Peer Lending per esempio è una forma alternativa di accesso al credito tra pari (peer). L’Equity Crowdfunding, che ricordiamo è la cessione tramite piattaforma web di quote societarie, anche nella sua forma attuale viene vista come strumento che possa dare nuova linfa ed impulsi al settore degli investimenti. Con l’introduzione dei Prosumers dell’Impresa Circolare, la raccolta fondi, è pur vero che potrà apparire a prima vista più faticosa ed ardua da raggiungere, ma attorno a progetti aziendali ad alta credibilità ed affidabilità è possibile far confluire una larga partecipazione di piccoli investitori che riconoscono nel prodotto finale dell’impresa il loro prodotto desiderato. Inoltre nella sezione Itinerari e Percorsi vengono definite delle strade da poter percorrere per facilitare notevolmente la partecipazione. Maggiormente i progetti possono ritenersi meritevoli, maggiore può essere la partecipazione intorno al progetto; ciò può garantire nella formazione del capitale societario una certa solidità aziendale, soprattutto in periodi di scarsa possibilità di ricorso al credito bancario. Riassumendo la figura del Prosumer può rappresentare, in alcuni ambiti, la soluzione ottimale alla ricerca di investitori e fondi.

La competitività dell’Impresa Circolare.

Contemporaneamente alla ricerca fondi, l’introduzione della figura del Prosumer va delineandosi come la soluzione ottimale per un’altra grande sfida con cui l’attività imprenditoriale deve cimentarsi, vale a dire trovare adeguati sbocchi di mercato per imporre il proprio prodotto in modo competitivo ed ottenerne un guadagno. Ricordiamo che il livello di competitività sancisce il successo aziendale e a volte anche semplicemente la sopravvivenza dell’impresa. Trovare meccanismi che agiscono in favore della competitività non è semplice, è forse la sfida più ardua da dover affrontare. Senza addentrarci troppo nelle innumerovoli dinamiche che la possono determinare, una variabile che sicuramente fornisce il miglior apporto alla determinazione di un prodotto competitivo sul mercato è senza dubbio un’adeguato costo di produzione. Abbiamo visto come negli ultimi anni per aumentare la competitività siano state inseguite misure poco edificanti per i lavoratori delle aziende, come tagli di salari, licenziamenti, delocalizzazioni, contratti di lavoro con riduzione di diritti a favore del precariato, ecc. Le suddette soluzioni a volte sono la via più semplice e meno impegnativa da poter percorrere e questo ci fa notare come alcuni imprenditori e non di meno i legislatori, abbiano una scarsa visione del proprio presente e futuro economico. Soluzioni più eque e bilanciate nel rapporto imprenditore/lavoratore non soltanto hanno un maggiore valore etico e sociale della comunità, ma anche un altrettanto importante valore economico. Perchè semplicemente, una nazione con basso tasso di disoccupazione e lavoratori con salari relativamente alti, avrà più reddito a disposizione per gli acquisti, facendo aumentare la domanda. Ritornando al nostro sistema di Impresa Circolare, la riduzione dei costi è direttamente influenzata dalla presenza dei Prosumers che essendo i primi clienti certi dell’azienda contribuiscono al taglio di alcuni costi fissi inerenti a processi di produzione/distribuzione/marketing. Come il diagramma della IC ci suggerisce, tramite la piattaforma web, è possibile instituire interazioni dirette con le persone della propria comunità sia nell'interesse individuale che collettivo, relativamente a processi produttivi che possano essere portati a termine esternamente all’azienda, come attività di crowd sourcing, sharing e tasks, ecc. (consultare la sezione Crowd Economy e Flussi ed Interazioni per approfondimenti). Il Prosumer ancora, avendone tutto il vantaggio, favorisce la promozione del prodotto con le proprie relazioni sociali facendone ridurre notevolmente i costi specificatamente di promozione e marketing del prodotto. Inoltre, avendo i Prosumers la possibilità di acquistare praticamente a prezzi di costo (descritto più avanti), decidono anche il livello di profitto da applicare per la vendita a terzi nella logica di ottenere la migliore competitività possibile. Il calcolo del numero minimo/ottimale di Prosumers come definito nei vincoli costitutivi, oltre a darci informazione su come ridurre al minimo il rischio aziendale, determina anche una conoscenza preliminare sui possibili costi di produzione, più nello specifico sul costo del lavoro per unità prodotta; pertanto, in combinazione al livello di profitto, deve essere perseguito il punto ottimale per ottenere il miglior rapporto possibile tra competitività e produttività. Senza dimenticare che una maggiore competitività può essere determinata anche da una migliore qualità del prodotto, reputazione del marchio, ad un aspetto più etico come la sostenibilità, appartenenza ad un luogo o ad una comunità (es. prodotti a Km zero/utile).

Prima misura in favore all’occupazione.

Non di meno deve essere considerata la funzione economico-sociale che la IC è in grado di indurre e stimolare in una società che non riesce ad affrontare e risolvere con maturità i maggiori conflitti sociali odierni. Misure che conducono ad una migliore qualità del lavoro, diminuzione delle disuguaglianze economiche, maggiore sostenibilità, efficienza ed ottimizzazione produttiva, sono tutte intrinseche all’Impresa Circolare e tutte favorevoli per una maggiore equità e sostenibilità sociale dei processi produttivi. Come dicevamo prima, la IC insegue misure socialmente sostenibili nel perseguire la produzione di un prodotto competitivo e questo si riflette molto positivamente in primo luogo sul mercato del lavoro. Azioni che favoriscono l’aumento di competitività possono produrre proporzionalmente un aumento del fatturato aziendale, il quale può essere destinato in parte alla ricerca e sviluppo per migliorare ancora di più la produttività, come anche essere investito all’aumento diretto di produzione, offrendo in entrambi i casi possibilità di reclutamento di nuovo personale.

Redditività investimento e risparmio negli acquisti come fonte di guadagno aggiuntiva al proprio reddito.

Aumentare la competitività delocalizzando come assistito negli ultimi anni è stata una visione miope dell’imprenditoria e della politica in generale, non tenendo conto degli effetti a lungo termine di questi processi che hanno portato con sè, come, riduzione dei diritti sul lavoro, precarizzazione, riduzione dei salari, maggiore disoccupazione e conseguentemente minor reddito circolante; il quale ha favorito a catena la contrazione della domanda, minore possibilità di acquisti, ed impoverimento delle classi medio-basse della società contribuendo negativamente anche per quelle stesse aziende che hanno delocalizzato. Presumibilmente è possibile riternerlo come un passaggio obbligato per le motivazioni economiche del tempo in cui si intravedeva (sbagliando) nella globalizzazione industriale un prospero avvenire, ma oggi, con le innovazioni e la consapevolezza dell’esperienza vissuta, abbiamo il dovere di poter lasciare alle nostre spalle quel tipo di esperienza ed imbattersi in nuove, più eque e sostenibili. Investire in innovazione tecnologica e capitale umano in modo sistemico (cioè da parte dello Stato) deve ritornare ad essere il motore propulsivo della competitività e di stimolo al mercato del lavoro, mentre negli ultimi anni queste iniziative sono state lasciate esclusivamente alla libera azione privata di imprenditori un po’ più lungimiranti. La velocità di propagazione delle nuove tecnologie, soprattutto nel campo delle comunicazioni, è elevatissima, esponenzialmente proporzionale all’avanzare del tempo. Investimenti opportuni in innovazione e capitale umano, soprattutto sulla conoscenza, formazione e competenza acquisita sul campo, devono essere intrapresi di pari passo per dare la possibilità ai lavoratori di affrontare un mondo lavorativo sempre più dinamico ed essere in grado di adeguarsi ai cambiamenti dovuti alla crescente tecnologia. Si va delineando infatti il paradigma che la vita di un lavoratore possa essere ormai più lunga di quella dei mestieri. In tale ottica strumenti alternativi di supporto al redditto, come il reddito di cittadinanza, possono sembrare l’unica soluzione per quelle fascie di popolazione non in grado di adeguarsi repentinamente ai cambiamenti, ma in realtà congiuntamente a questi strumenti di supporto al reddito, che in ogni caso sono necessari, la possibilità di ottenere una proficua redditività dal proprio risparmio/investimento, può profilarsi come un’ottima integrazione alla propria fonte principale di sostentamento. Uno dei maggiori vantaggi che l’Impresa Circolare offre ai Prosumers infatti è una maggiore redditività del proprio risparmio che viene investito nella IC, a fronte di un basso rischio di investimento, poichè, come descritto, l’alto grado di competitività favorisce la vendita a terzi del prodotto, con conseguenti riflessi favorevoli per l’utile aziendale e il dividendo dei Prosumers.

 

L'impresa Circolare garantisce che il risparmio del Prosumer risulti sicuro, affidabile e altamente redditizio.

Seconda misura in favore dell'occupazione. 

Diretta conseguenza dell’aumento di redditività del risparmio/investimento è l’aumento della domanda, vale a dire maggiori richieste di acquisti delle persone. L’effetto favorevole di un consistente aumento promuove un proporzionale aumento di occupazione. Riassumendo l’Impresa Circolare offre due strumenti in favore dell’aumento di occupazione, dato dalla maggiore redditività del risparmio/investimento e competitività aziendale (maggiore flusso di reddito).

Acquisto prodotti al costo di produzione.

Il Prosumer, come già menzionato, investe il proprio risparmio nella IC che produce un bene e/o un servizio, di cui ha bisogno; anche se in linea di massima il Prosumer potrebbe decidere semplicemente di investire nella IC senza poi acquistarne il prodotto finito, dato che in ogni caso l’atto di acquisto è frutto della libera volontà del generico consumatore. Nel caso ottimale invece in cui il Prosumer ha bisogno del prodotto che la sua IC produce ed è quindi a tutti gli effetti contemporaneamente produttore e consumatore, ottiene un notevole risparmio dall’acquisto del suo prodotto perchè lo ottiene al costo di produzione, in quanto l’eventuale margine di profitto applicato va ad essere recuperato tramite il divendo ottenuto dagli utili aziendali (vedere sezione decisioni/controllo Prosumers per approfondimenti).

 

Il capitale umano è la classe dominante nei processi di produzione della IC.

I Prosumers, da definizione, influenzano direttamente i processi produttivi di quei prodotti nei confronti dei quali hanno un interesse diretto, in quanto tramite la piattaforma web, ed è bene ricordarlo: in modo egualitario, viene data la possibilità di indirizzare le decisioni relativamente alla produzione e alla gestione aziendale, nonchè controllare le stesse attività aziendali per aumentarne il livello di affidabilità. In considerazione del fatto che la partecipazione è elemento fortemente caratterizzante dell’Impresa Circolare, possiamo affermare che la classe dominante nell’ambito dei processi produttivi della IC è rappresentata dagli interessi comuni delle persone che vi partecipano, determinando direttamente e collegialmente le scelte nella direzione di benefici collettivi piuttosto che individuali. Estendendo pertanto il concetto di capitale umano oltre il semplice ambito aziendale, è possibile considerarlo contestualmente ad un sistema più ampio quale quello proposto dalla Crowd Economy, definendolo pertanto come la risorsa cardine del sistema economico/produttivo. Una moltitudine di persone (crowd) accomunate da interessi collettivi, grazie ai principi di partecipazione attiva e diretta particolarmente valorizzati dalla Crowd Economy ed ancora di più dall’Impresa Circolare, fanno sì che competenze, conoscenze ed esperienze offerte dal capitale umano all’interno di una comunità (quale possa essere quella dei Prosumers), siano in grado di plasmare direttamente e collettivamente il sistema economico/produttivo a discapito della quantità di capitale monetario.

Nuovo paradigma: autoproduzione su larga scala

L’autoproduzione è un concetto che era stato reso desueto grazie all’affermarsi di industrializzazione, consumismo e produzione su larga scala; pratica che era la norma nelle economie pre-industriali ma che sta ritornando attuale per lo meno come discussione o come produzione di nicchia nelle cosidette economie alternative. Il termine è stato anche reintrodotto di recente per definire l’energia elettrica di autoconsumo prodotta dal proprio impianto a pannelli fotovoltaici. Non c’è sicuramente bisogno di dilungarsi tanto sui possibili vantaggi che l’autoproduzione contribuisce a realizzare in termini economici e qualitativi. Una persona che deve tinteggiare casa ed ha la capacità di essere autonoma nel realizzarlo, è chiaro che otterrà un notevole risparmio economico, e nel caso che la persona sia anche un imbianchino non otterrà una minore qualità dal risultato finale. Questo banale esempio serve semplicemente ad immaginare il risparmio e la convenienza di sfruttare le proprie capacità per ottenere un beneficio diretto. Nell’Impresa Circolare, in cui si crea una comunità che interagisce e si aggrega per interessi e scopi comuni, il concetto di autoproduzione prende forma in un contesto più ampio e collettivo, dando vita all’autoproduzione su larga scala. L’azienda nata dalla IC si occupa della produzione in scala del prodotto, fornendolo ai suoi stessi proprietari/clienti. La partecipazione nei processi produttivi, come già visto, avviene tramite l’acquisto di quote societarie e, secondo le proprie competenze, interagendo direttamente con la produzione stessa tramite crowd sourcing, sharing e tasks. La comunità di Prosumers che partecipa alla IC delinea appunto questa forma immaginaria circolare dell’impresa, perchè il bene/servizio prodotto della IC nasce grazie ai proprietari che hanno investito, segue il suo ciclo produttivo nell’azienda, per terminare con la fornitura ai clienti (gli stessi proprietari). Tale immagine dà origine indubbiamente oltre ad un beneficio economico, anche ad un contributo qualitativo del processo produttivo. Lavoro e impresa, a differenza della loro percezione capitalistica, possono non essere volte al solo profitto. Sostenibilità ambientale, profitti più coerenti, redistribuzione del reddito in modo più equo, impiego di risorse per progetti più meritevoli, produzione customer-friendly (più vicina ai consumatori) e molto altro, sono semplici esempi di cosa sta più a cuore alla gente comune e meno invece a chi ha un grosso capitale (monetario) da investire. L’Impresa Circolare che implementa l’autoproduzione su larga scala ha al centro del proprio core business la volontà della gente comune.

 
Itinerari e percorsi intrapresi per lo sviluppo della IC
Movimento 5 stelle

Una proposta di legge è stata inserita ed approvata tramite la funzione Lex Iscritti sulla piattaforma Rousseau del Movimento 5 Stelle. La proposta definisce dal punto di vista giuridico la società commerciale denominata Impresa Circolare. L'iter prevede che la proposta faccia parte del programma elettorale per le prossime elezioni politiche e che venga prima discussa in rete, integrata dei miglioramenti, e successivamente depositata in parlamento dal gruppo parlamentare M5S, con la possibilità di essere pertanto discussa in aula e diventare legge dello stato. Disciplinare giuridicamente la IC è molto importante per la tutela della stessa istituzione dell’Impresa Circolare, per la tutela del risparmio degli investitori (art. 47 Costituzione), per estendere e rafforzare l’istituto dell’Equity Crowdfunding.

Passaparola e viralità dei contenuti di queste pagine possono contribuire ad aumentare in primo luogo la consapevolezza della forza che le persone possano esprimere quando accomunate da un interesse comune (Crowd Power). Percorsi di partecipazione per istituire un progetto imprenditoriale sulle basi dell’Impresa Circolare è obiettivo ambizioso ed ispiratore, possibile certamente dopo un'attenta fase di studi e ricerche per valutarne la concreta e proficua fattibilità. Contattaci e lascia un messaggio per contribuire alla sviluppo della figura del Prosumer ed attuare un nuovo paradigma basato sull'autoproduzione su larga scala.

Prosumer
 

La figura del Prosumer è senza dubbio l’aspetto più innovativo e caratterizzante dell’Impresa Circolare, anche se il concetto di autoproduzione è sempre esistito fino all'avvento della prima rivoluzione industriale. L’autoproduzione rompe le regole della teoria del valore (di un bene) cercando di spiegare l’origine del prezzo (scarsità, utilità, costo di produzione, remunerazione, profitto, ecc.). Ciò comporterà un processo di trasparenza della definizione del prezzo di un prodotto rendendolo, e con esso anche il profitto, certamente piú equo e sostenibile.

Alvin Toffler fu lo scrittore che ha inventato il termine Prosumer, teorizzandone il ritorno nell'economia reale delle persone in una veste decisamente innovativa, totalmente contestualizzata con l'avanzare del progresso. Ciò che principalmente spinge Toffler ad avere questa visione futuristica sono le sue dirette osservazioni nel campo manufatturiero, in cui cominciano ad emergere delle radicali trasformazioni di demassificazione e di integrazione di nuovi strumenti grazie ai progressi nel campo dell’informatizzazione. Leggi questo post per approfondire.

 
Vincoli costitutivi Impresa Circolare

I principi su cui è basata l’istituzione di un’Impresa Circolare, come autoproduzione su larga scala realizza sul concetto di Prosumer, senso di appartenenza a criteri sociali e comunitari finalizzati al raggiungimento di scopi di interesse collettivo, determinazione diretta di quei prodotti di cui si ha bisogno e peso decisionale della moltitudine di persone a scapito dell’ammontare di capitale monetario, possono essere materializzati solo grazie al rispetto dei vincoli che sono imposti per la sua costituzione:

1.  il capitale totale della IC è costituito interamente dalle quote dei Prosumers;

2.  i Prosumers possono acquisire le quote societarie entro delle soglie minime e massime di investimento;

3.  i proponenti del progetto di IC definiscono preliminariamente obiettivi, finalità di mercato, costi produttivi in modo trasparente per una adeguata valutazione da parte dei Prosumers;

4.  i proponenti provvedono a calcolare il numero minimo e ottimale di Prosumers raggiunto il quale il rischio d’impresa sia prossimo allo zero e in base ai quali si ottengano i risultati migliori per la produzione in scala;

5.  si realizzi la piattaforma web che consenta, tra le altre attività, l’interazione attiva e diretta dei Prosumers principalmente per indirizzare e controllare le attività aziendali.

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